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@VentoTagliente: Per questo motivo amo tanto Twitter

29 Novembre 2012 | Interviste

di Andrea Delogu, Panorama.it

Ecco chi vive Twitter come piace a me… un sorrisone, un paio d’occhiali e Instagram, ecco a voi VentoTagliente.

Cominciamo con il presentarti al pubblico… chi sei o meglio come bisogna leggerti?

Buongiorno, mi chiamo Davide, e sono sobrio da quasi… Ah, no! Scusa!

È la forza dell’abitudine!

Chi sono? Principalmente nessuno. Sono una persona qualunque con la passione per la scrittura l’umorismo, e la satira. Tutto quello che cerco di fare (non mi illudo di riuscirci) sta nel mio nome di battaglia: Vento Tagliente. Il “vento”, una forza inarrestabile della natura, è da sempre la metafora del cambiamento, della rivoluzione; mentre l’aggettivo “tagliente”, oltre alle mie amate lame (Sì, sono uno psicopatico che colleziona coltelli e spade!), rimanda anche ad altri significati: graffiante, sarcastico, ironico.

Comunque il fatto che io non sia capace di presentarmi in modo decente, dovrebbe già dirvi molto di più di quanto riesca a fare io.

Come bisogna leggermi? Vediamo… Possibilmente da sinistra verso destra, partendo dalla prima riga in alto, per poi scendere. Vado letto senza essere preso troppo sul serio, perché può nuocere gravemente alla salute. Un ulteriore buon consiglio può essere di non farlo a voce alta o mentre state bevendo. Soprattutto in pubblico.

Qual è il tuo lavoro fuori dal 2.0?

Io non capire! Cosa essere “lavoro”? Tu parlare strano!

Per ora il mio impiego principale è finire gli studi che stanno durando decisamente troppo (No, non sono un buon esempio da seguire, ragazzi!). Tiro avanti con alcuni lavoretti saltuari, per lo più ripetizioni scolastiche, ma il sogno è quello di lavorare su internet e di scrivere. Il che, in un momento di crisi come questo, significa candidarsi alla disoccupazione eterna.

Aldilà di tutto, penso che una volta laureato, mi accontenterò di qualsiasi cosa al più presto possibile, perlomeno finché non riuscirò trovare di meglio. Non resterò con le mani in mano. Non sono mica choosý schizzinoso!

Il tuo blog sembra un’opera d’arte contemporanea, qual è il filo conduttore fra ogni post?

Inizio col dire che per anni ho cercato di creare un blog interessante e non ci sono mai riuscito. Prevalentemente perché con il tempo, mi stancavo di scriverci o me ne dimenticavo. Il mio attuale blog è nato successivamente al mio arrivo su Twitter, ed è diventato un prolungamento del “lavoro” che faccio sul social. Tutte le cose che vorrei dire o mostrare, ma che non stanno in 140 caratteri, finiscono sul blog. Questo lo rende molto diverso da qualsiasi cosa avessi tentato prima: non c’è un filo conduttore o un obbiettivo specifico; ci si trova tutti gli argomenti di cui di solito cinguetto. Dalla politica al cinema, dai racconti surreali ad esperimenti grafici, ecc. Proprio per questo motivo, ho voluto dargli una forma snella: lo stretto indispensabile per riuscire a comunicare. La sostanza più dell’apparenza. Se poi riesce a colpire anche per l’aspetto estetico, tanto meglio!

Perché la tua icona ha degli ideogrammi a lato del tuo occhio?

Principalmente perché per quanto mediamente acculturati e aperti mentalmente, tutti noi abbiamo dei preconcetti sulle società diverse dalla nostra, come quelle asiatiche. Io, per esempio, quando penso all’oriente, vedo spade affilatissime e maestri di arti marziali veloci come il vento. Una concezione dell’oriente ovviamente anacronistica e sbagliata, ma che mi affascina molto. Quei due ideogrammi cinesi si leggono “Ruì fēng” e significano “Vento Tagliente”. È semplicemente un modo per scrivere con due soli simboli il mio nickname, il mio nome di battaglia. In poche parole, la risposta alla tua domanda è che quei due ideogrammi dimostrano che c’è un piccolo bimbominkia dentro ognuno di noi, anche dentro di me.

Tu sei innamoratissimo (il tuo Instagram lo conferma) raccontami la tua storia d’amore, ma raccontamela come la tua metà vorrebbe tu me la raccontassi e poi come tu vorresti raccontarmela.

VERSIONE DI CHIARA: Quando la conobbi, ero perso. Non avevo una vita, né uno scopo, e stavo precipitando in un abisso di depressione e autodistruzione. Poi arrivò lei, un angelo luminoso e bellissimo, a salvarmi e a dare un senso al mio esistere. La prima volta che la vidi, caddi in stato confusionale: era tutto ciò che avevo sempre desiderato, mentre io non ero niente. Mi sembrava troppo bella per essere vera. Da allora, me la tengo stretta e vivo nella costante paura di perderla.

VERSIONE DI DAVIDE: Quando la conobbi, lei era una timida e introversa matricola universitaria, mentre io ero uno smaliziato sciupafemmine, che passava da un letto all’altro con la stessa disinvoltura con cui ci si cambia le mutande. La prima volta che mi vide, mi bastò uno sguardo per farla sciogliere: era già ai miei piedi. Non so bene cosa io ci abbia trovato in Chiara, tanto da convincermi ad abbandonare la mia vita spericolata ed emozionante. Forse proprio la sua fragilità mi ha spinto a prendermi cura di lei e a proteggerla. Ora non mi molla più, e vive nella costante paura di perdermi.

Ovviamente, nessuna delle due precedenti versioni corrisponde alla realtà.

Il momento più importante nella tua carriera di twittero?

Ce ne sono stati diversi di momenti eccitanti, perché essendo principalmente un insicuro cronico, non mi ero mai aspettato prima che ciò che scrivevo potesse davvero interessare a qualcuno. Invece ho riscosso complimenti molto lusinghieri da coloro che ho sempre
considerato i miei maestri nel campo della scrittura umoristica e satirica (@BeppeSevergnini e @LiaCeli); ho ricevuto un premio dall’Unità; ho chiacchierato amichevolmente con deputati e senatori; e sono finito in radio a leggere i miei tweet. Pensa che c’è persino una giornalista supersexy che mi ha voluto intervistare per Panorama! Certo, nulla di speciale: sono cose capitate a tanti altri twitteri, e oggi le si considera quasi normali. Ma fino a “ieri” non lo erano! Non lo sono mai state! Erano un privilegio riservato a pochi, e che oggi sono alla portata di tutti: basta mettersi un po’ in gioco con umiltà e intelligenza. Per questo motivo amo tanto Twitter .

Ora, spieghiamo come si fanno gli #FF, tu sei uno di quelli che riesce a non annoiare e soprattutto l’unico che da delle motivazioni, anzi fai dei trailer del profilo che consigli. Dai una piccola lezione di #FF a chi ci sta leggendo e spiegami che importanza hanno nel mondo di Twitter e perché negli altri social non esistono?

Quando sbarcai su Twitter, non fare gli #FF era considerato sgarbato. Solo le odiatissime twitstar (Ma chi sono poi? Esistono davvero?) osavano tanto. Ma c’erano dei problemi: quando non li facevo, venivo cazziato; quando ne facevo troppi, venivo cazziato; quando li facevo di gruppo, venivo cazziato; e quando li facevo singolarmente, venivo cazziato perché risultavano di nuovo troppi. Iniziai a cercare un modo per fare gli #FF in modo piacevole, fruibile anche da chi non aveva intenzione di seguire questi “consigli”, e da chi odia vedersi la TL invasa ogni venerdì.

L’idea del “trailer”, come la chiami tu, mi venne quando mi resi conto che decine di complimenti non solo erano noiose da leggere, ma non portavano nemmeno nuovi follower alla persona indicata. Questo perché nessuno si fida più del parere altrui, e si pensa che gli #FF siano solo marchette tra amici o di cortesia. Così ho pensato: “Perché devo scervellarmi ogni settimana per trovare il modo di pubblicizzare tante persone, quando potrebbero farlo benissimo da sé?”

L’idea del trailer, in poche parole, è questa: fare gli #FF utilizzando un tweet della persona indicata come motivo valido per iniziare a seguirla. Una sorta di citazione accompagnata dall’hashtag #FF. Questa idea, che tutti elogiano e grazie alla quale molti si complimentano con me, in realtà è di una banalità assurda e ha (a dir poco) dimezzato la mia fatica nel preparare gli #FF ogni settimana.

Tra l’altro, i più smaliziati si sono subito accorti del doppio potenziale di questo metodo: fare gli #FF in questo modo porta nuovi follower alle persone indicate, certo, ma anche a chi li fa, per non parlare del numero dei retweet: la citazione, insomma, è la forma elegante e socialmente accettata della scopiazzatura. L’importanza degli #FF, secondo me, sta diminuendo sempre di più. E presto la gente smetterà del tutto di farli, io per primo. Possono essere ancora utili solo per chi è iscritto da poco, per individuare le persone che gli possono interessare, ma risultano tali solo se fatti bene. A mio parere, gli #FF esistono solo su Twitter perché sono nati quando era l’unico social in cui si poteva seguire senza essere seguiti. Ora ne esistono altri, ma non mi sembra che stiano sfondando.

Tre profili Twitter da consigliarmi?

Solo tre? Sono troppo pochi! (Ammettilo: quanti ti hanno risposto così? Tutti scommetto!) La verità è che se dovessi scegliere i tre profili da consigliare, sarebbero quelli di gente che ha già decine di migliaia di follower e che probabilmente i tuoi lettori già seguono. Come @LiaCeli, @IdeeXscrittori, @LaPausaCaffe, @CarloGabardini, @David_IsayBlog, o @DonDinDan. Oppure sarebbero le persone a me più vicine, della mia famiglia, come la mia ragazza @ChiarettaKiki, mia madre @CristinaSpecial, o mio zio @ScarpaGrossa. Quindi, tenendo conto che con ‘sto giro di parole sono già riuscito a consigliarne nove sottobanco, la mia scelta si limita a questi tre: @SeraCri, @CricetoMutante e @Hanavoi. Imperdibili.

Sei felice?
Direi di sì. Ho una bella famiglia, un’affettuosa fidanzata, un tetto sopra la testa, il mio paese non è in guerra, mangio tutti i giorni, posso persino permettermi dei vizi di tanto in tanto. La mia vita potrebbe andare meglio? Sì, certo! Come quella di tutti! Ma ci sono tante persone che hanno il diritto di lamentarsi, e io non sono tra queste.

Davide Delmiglio

Nasce il 24 ottobre 1985 a Milano con il sogno di fare il cantastorie e si innamora fin dall’infanzia di cinema, letteratura e fumetti. Opinionista ateo socialistoide, diventa partigiano del Web grazie allo pseudonimo di VentoTagliente col quale dà libero sfogo ai pensieri, alle idee e alle idiozie che gli passano per il cervello. Attenzione! Prenderlo troppo sul serio, può nuocere gravemente alla salute.

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