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Creare un contenuto virale senza ammalarsi

26 Ottobre 2016 | Tecnologia & Web

Un concetto sempre più essenziale per il successo nella comunicazione 2.0 è quello di viralità, ovvero lo sfruttamento della (supposta) capacità comunicativa di un ristretto numero di soggetti, per trasmettere un determinato messaggio al più alto numero possibile di utenti (no, tre non è sufficiente).

La parola stessa, “viralità”, richiama il contagio, ma niente paura: per quanto possa dare dipendenza ed essere considerata una malattia, non è assolutamente letale! Non a caso, i libri di testo preferiscono accostarla al concetto di passaparola, piuttosto che a quello di epidemia. Ma il nostro obiettivo, invece, è proprio quello di lanciare un contenuto che si diffonda velocemente e in modo inesorabile, come una vera pestilenza. (Sì, sto volutamente dando un tocco di ottimismo e allegria al tutto…)

Premesso che la gran parte dei contenuti veramente virali nasce per pura casualità, vi elencherò alcune elementari caratteristiche che garantiranno al vostro articolo di diventare virale velocemente e senza ulteriori difficoltà.

  • Divertente — Un contenuto che faccia ridere e distrarre dai problemi quotidiani, viene condiviso più frequentemente, col desiderio di regalare momenti di spensieratezza anche ad amici e conoscenti. Gli stessi che hai accoltellato alla schiena la sera prima, magari.
  • Incredibile — Un contenuto talmente sensazionale da stravolgere le leggi della normalità, diviene virale più facilmente, in quanto emerge il desiderio di condividere la sensazione di incredulità con altri. I quattro Vangeli sono tuttora l’esempio più calzante e riuscito di viralità dell’incredibile.
  • Emozionante — Un contenuto che sappia toccare l’emotività e il lato più sensibile delle persone, ottiene spesso un’immediata ondata di approvazioni e condivisioni del tutto spontanee, dettate direttamente dalle corde più profonde dei fruitori. Quindi non vi stupite se il vostro trattato di economia non se lo caga nessuno, ma vi trovate la bacheca di Facebook infestata di foto di cuccioli, di gattini e di cibo.
  • In linea con le idee del fruitore — Un contenuto che rispecchi la visione del mondo del fruitore, magari espresso nel modo migliore possibile, tende a essere condiviso più facilmente, soprattutto con altre persone che la pensano in modo simile. Funziona benissimo nelle community del Movimento 5 Stelle, così come in quelle del Partito Democratico. Poi basta condividere con la persona sbagliata e parte il linciaggio digitale.
  • Capace di far pensare — Un contenuto, anche banale, che faccia riflettere su grandi questioni della vita, viene condiviso più facilmente, in quanto considerato prezioso e potenzialmente utile anche ad altri. Ne sono un esempio le citazioni di Oscar Wilde, ormai conosciute da tutti a memoria, ma impossibili da leggere senza la tentazione di condividerle. Si sa, «posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni».
  • Controcorrente — Un contenuto che esprima idee opposte a quelle main-stream, o che voglia svelare segreti e informazioni nascoste dall’informazione convenzionale, ha un potenziale fortemente virale, dettato dalla sfiducia e dalle manie del complotto sempre di moda. Tipiche soprattutto nei soggetti con un chip alieno nel cervello, controllabile a distanza attraverso le scie chimiche.
  • Drammatico — Un contenuto relativo a storie di ingiustizie sociali, drammi personali, o grandi sofferenze, è incredibilmente virale. L’impotenza del fruitore e la grande emotività trasmessa, spingono a condividere, nella convinzione che più ampia sarà la conoscenza del problema, più rapida arriverà la soluzione. Ma attenti a non esagerare in questo modo: «Sono nato senza gambe né braccia e cresciuto dalle mie due mamme lesbiche, una di colore e l’altra ebrea. Ora la mia cagnetta cieca ha fatto i cuccioli, e cerco disperatamente qualcuno che li prenda, per non doverli gettare in mezzo all’autostrada con l’auto in corsa. Scrivetemi!»
  • Imbarazzante per qualcuno — Un contenuto relativo a situazioni imbarazzanti, specialmente se legate a persone famose o di potere, ha un buon grado di viralità, in quanto riporta i protagonisti su un piano umano, più vicino a quello del fruitore. Ottimi esempi sono la foto di una pop star con un dildo incastrato nell’ano, o quella della moglie del capo nel vostro letto ieri sera.
  • Vantaggioso — Un contenuto che prometta, a chi partecipa o lo condivide, un premio ad estrazione, una certa visibilità, o un piccolo omaggio, può diventare notevolmente virale, giocando sul carattere prettamente consumista dell’utente medio, che sembra non conoscere confini: si narra di una campagna in cui veniva promesso un pezzo di carta igienica usato, che raggiunse gli otto miliardi di contatti.
  • Opportunista — Un articolo sulla viralità stessa, che insegni ai lettori i modi migliori per ottenere i massimi risultati, senza averne la più pallida idea ma dando l’impressione di sapere ciò di cui si parla, ha ottime probabilità di diventare virale. E voi, a proposito, cercate di non smentirmi…

Davide Delmiglio

Nasce il 24 ottobre 1985 a Milano con il sogno di fare il cantastorie e si innamora fin dall’infanzia di cinema, letteratura e fumetti. Opinionista ateo socialistoide, diventa partigiano del Web grazie allo pseudonimo di VentoTagliente col quale dà libero sfogo ai pensieri, alle idee e alle idiozie che gli passano per il cervello. Attenzione! Prenderlo troppo sul serio, può nuocere gravemente alla salute.

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