Il recap definitivo del linguaggio performante

02 Novembre 2016

L’aver lavorato per anni in ambienti come la piscina, la scuola e casa mia, mi ha tenuto lontano per molto tempo da un certo tipo di linguaggio che, quando ho iniziato a lavorare in un ufficio, mi ha letteralmente travolto. Potremmo chiamarlo slang, ma sarebbe riduttivo. Potremmo definirla esterofilia, ma sarebbe un prendersi in giro. Io preferisco chiamarlo con il nome che ha: obbrobrio.

La prima volta che ho sentito dire “performante” “usabilità”, dopo un’iniziale pelle d’oca, ammetto di aver pensato che se questo fosse stato il peggio che poteva capitare, sarei comunque sopravvissuto. Il problema è stato scoprire, poco più avanti, che non era affatto il peggio, bensì solo il primo gradino di una torre di Babele di oscenità linguistiche con cui avrei dovuto fare i conti.

Vorrei sottolineare che un dispositivo più performante, altro non è che un dispositivo più potente, o dalle prestazioni migliori. Vi chiederete: «Ok, ma come faccio a dire “dalle prestazioni migliori” in una parola sola? Non si può!» Miei-piccoli-batuffoli-di-cerume-tirchi-di-parole, certo che si può! Non c’è NULLA che non si possa esprimere in italiano: la parola “prestante” è l’esatto corrispettivo di “performante”, solo in forma decorosa. E sento già le critiche: «Ma “prestante” in italiano si riferisce agli esseri viventi!». Lo so benissimo, mie-simpatiche-palline-di-muco-pignole-solo-quando-vi-conviene, ma anche “performance”, in inglese, non è nata come parola riservata ai dispositivi elettronici!

Detto questo, davanti a “recap” ho avuto un attimo di sbandamento. Ci ho messo circa cinque secondi per capire che significava “ricapitolazione”. Ed è qui che la vera follia ha inizio. Perché se è vero che “mail di recap” è più breve di “mail di ricapitolazione” (e io, sciocco, ho sempre creduto che l’unico vostro scopo fosse impiegare meno lettere), è anche vero che “facciamo un recap” è più lungo di “ricapitoliamo”. È stata questa terribile parola ad aprirmi gli occhi: dietro questi obbrobri non c’è sempre e solo una logica di risparmio, ma spesso solo malsane abitudini.

La conferma di questa mia tesi l’ho avuta quando ho iniziato a sentir parlare di cifre: la “K” ha inesorabilmente sostituito le migliaia. Così 3000 diventa 3k. 5000, 5k. 10000, 10k. Voi direte: «Ecco, vedi? Lo si fa per risparmiare caratteri!» Certo, miei-paffuti-gomitoli-di-peli-pelvici-dall’acuto-senso-dell’ovvio, sarebbe di sicuro come dite voi… se non fosse che questo sfasciume di linguaggio prevede la “K” anche nel parlato! E vi assicuro che “cinquemila” ha, fonicamente parlando, lo stesso identico numero di lettere di “cinquekappa”!

Ora, io sto resistendo. Davanti a Loro parlo come preferiscono, fingo di esserci caduto anch’io. Ma quando nessuno mi guarda corro sul sito dell’Accademia della Crusca, mi lavo la lingua con il sapone e piango in silenzio. Statemi vicino, non abbandonatemi… Insieme possiamo ancora salvare l’italiano.

«Non è mai troppo tardi». (Cit. Alberto Manzi)

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